Agresto “Dolce Forte”

Paolo Petrone, giornalista fiorentino grande conoscitore della tradizione culinaria toscana, ci parla nel suo libro “il grande libro della vera cucina toscana”, dell’aceto d’agresto dolceforte. Dopo avere spiegato la tecnica di produzione, Petrone ci dice che era consuetudine conservare questo tipo di condimento in caratelli per non meno di sei mesi e questa è probabilmente la caratteristica che differenzia questo agresto dagli altri due tipi conosciuti in Toscana. Nel solito libro viene descritta anche una salsa di agresto fatta in abbinamento con noci, miele e pane da provare con carni bollite o arrosto.
La tecnica di produzione è simile a quella usata per produrre l’agresto di San Miniato ma le erbe aromatiche usate sono differenti per cui questo prodotto si presenta un poco più versatile anche se l’abbinamento ideale risulta essere quello delle carni. Il filtraggio è effettuato a telo per non appiattirne il sapore.
la tradizione popolare annetteva grandi virtù a questo aceto: era antidolorifico, disinfettante e dotato dui arcani poteri. In particolare favorivano il parto delle vacche e faceva innamorare i pretendenti delle ragazze di casa. Questa dell’aceto magico è una tradizione comune a molte civiltà contadine.